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KeyForge è donna

👤scritto da Kiwi 0 Commenti 📅12 settembre 2019

Non è facile parlare di certi argomenti senza creare qualche scompiglio o intaccare la sensibilità (o meno) di qualcuno. Per questo non indugeremo troppo nel dire che il senso di questo articolo è meramente statistico e intento a creare un buon punto di dialogo piuttosto che dare l'inizio a uno sterile scontro. Detto questo, parliamo delle Donne di Keyforge.

In una società strettamente patriarcale e maschilista in continua evoluzione verso una più umanistica e paritaria, siamo purtroppo ancora retrogadi sulla classificazione di argomenti così universali come il gioco.

Ci sono i giochi da uomini e i giochi da donne. I giochi da bambini e i giochi da adulti. I giochi da veterani e i giochi da amatoriali. E via dicendo. Keyforge ha creato un precedente molto interessante, che di fatto rimette in discussione quelle già caduche convinzioni che hanno fatto da padrone a questo ambiente per molto tempo: il gioco è per tutti e alla portata di tutti. Perché è nello scopo del gioco che ci si identifica e non nelle sue meccaniche e strutture.

Il gioco può simulare una lotta, il costruire una civiltà, un'epoca diversa dalla nostra, uno status sociale, qualsiasi cosa. Ma lo scopo è il confronto e la condivisione di un momento che deve essere innanzitutto divertente, ovvero rendere piacevole il tempo impiegato in esso.

Con il gioco decidiamo volontariamente di sottostare a delle regole comuni a tutti e, attraverso di esse, ottenere in maniera più o meno competitiva la supremazia sugli altri. Nella maggior parte dei casi perlomeno. La competizione stessa è un sottoinsieme del divertimento quando si tratta di giocare, perchè non mettiamo a rischio niente che ci appartenga, seppure mettendo in gioco, per l'appunto, tutti noi stessi e il nostro interagire con gli altri.

Al che, le uniche regole vigenti, le uniche con cui dovremmo avere a che fare sono quelle inerenti al gioco stesso. Eppure ci capita spesso di mescolare il nostro io e il nostro retaggio sociale non protetto dentro l’ambiente protetto del gioco.

Poi arriva KeyForge: questo gioco ha delle regole, mette in competizione ma furbamente, attraverso il concetto di Unique Deck, fa leva sul nostro atavico senso di appartenenza e contemporaneo desiderio di spiccare sulla massa.
Ogni giocatore vuol prendere parte al gioco ugualmente agli altri ma primeggiare sugli altri. Ed ecco quindi che il nostro mazzo, unico ed irripetibile diventa estensione di noi.

Qui entra quindi in campo la grande differenza con qualsiasi sistema ludico affrontato in precedenza. Le donne, spesso bistrattate da molti altri giochi, trovano in questo un campo di espressione libero. Sì, resta il retaggio sociale per cui può capitare che il giocatore maschio sottovaluti o si comporti diversamente di fronte a un giocatore femmina. Eppure ciò non può incidere sul gioco più di tanto: il mazzo non ha una identità sessuale, nonostante sia estensione del suo pilota. Il mazzo è come un figlio, che cresci e ti fa crescere ogni volta che gliene dai la possibilità.

In maniera provocatoria, possiamo dire che le donne sono molto più abituate a coltivare qualcosa che è estensione di loro stesse. Ribadiamo, si tratta di una provocazione che trova in KeyForge un incredibile riscontro.
All'ultimo Vault Tour di Bologna, la presenza femminile nei tre giorni è stata pari a circa l'11% dei partecipanti totali. Un numero che non ha eguali in nessun altro gioco ad oggi esistito, soprattutto calcolando che la nascita di questo gioco è molto recente. La vittoria di Rachel al Vault Tour di Eindhoven ovviamente non dimostra nulla, ma è bello pensare che sia comunque parte di questo potente segnale.

Un gioco come Keyforge elimina le discriminazioni ponendo allo stesso livello tutti e tutto. Non è bilanciato, è solo molto simile a come già siamo fatti noi. La sintonia tra mazzo e giocatore non è dissimile a quella che può essere nella scelta di un partner e anche in questo caso è divertente provocare dicendo che il numero di mazzi abbinati a singoli account maschili sia molto più alto rispetto a quelli dei singoli account femminili. Gli uomini sono più... poligami. Si affezionano molto meno. Danno meno possibilità.

Andando oltre le più spicciole illazioni, si può senza ombra di dubbio affermare che KeyForge è donna. Nel senso più ampio del termine. Si tratta di un gioco femminista. E nelle ultime dichiarazioni di Richard Garfield si legge "... non ho creato KeyForge per rifare Magic. Ho creato KeyForge per poter giocare a qualcosa con mia moglie.";

Alla fine è un gioco che vinci con Ambra. E Ambra è donna.

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